NOVEMBER 2016

TEN-DIEZ MOVEMENT: el V Evento Internacional de Arte en Baobab Suites


vivi-tenerife-novembre-2016-page-032Fino al 26 di novembre è possibile visitare in Adeje le opere dei 33 giovani artisti che espongono alla V edizione dell’Evento Internacional de Arte organizzato presso il Baobab Suites dal TEN-DIEZ MOVEMENT, che qui ha anche la sua sede. Sono pittori, illustratori, scultori e moltissimi fotografi che hanno risposto all’open call del movimento e sono stati selezionati per esporre in questa che si sta affermando come una delle occasioni più interessanti per scoprire giovani talenti in Tenerife.

TEN-DIEZ MOVEMENT è un gruppo indipendente di artisti ed appassionati di diverse nazionalità che si propone di ospitare e valorizzare giovani talenti, con o senza una carriera conclamata alle spalle, che siano al di fuori dei circuiti elitari ed esclusivi dell’arte contemporanea ufficiale. Ed effettivamente l’esposizione tiene fede all’intento enunciato: artisti giovani e non sempre dotati di un retroterra significativo di mostre e partecipazioni; niente tema né filo conduttore, nessun vincolo tecnico, assoluta libertà espressiva. E’ il pregio e al tempo stesso il limite della manifestazione, che soprattutto nella sezione della pittura corre il rischio di spiazzare il visitatore casuale, poco avvezzo alle sperimentazioni, alla varietà di linguaggi e alle libertà dell’arte contemporanea. Indubbiamente, pur vantando un buon livello medio, le disparità qualitative fra gli artisti sono notevoli. Si fanno notare per l’alta qualità sia tecnica che creativa due giovanissimi pittori, l’italiano Davide Battaglia e il lituano Rokas Beržiūnas: iperrealista il primo, misterioso ed evocatore il secondo.

Davide Battaglia si è trasferito a Tenerife da Genova da pochi mesi e già si sta facendo conoscere come giovane dotato di notevoli capacità. Non è solo per un pizzico di campanilismo (del tutto legittimo in questo caso) che nomino per prima l’opera di Davide, ma perché proprio lui è il vincitore della prima edizione di Canvas, il contest di pittura estemporanea svoltosi in seno alla manifestazione. L’iperrealismo di Davide è limitato  alla scelta del medium espressivo, ma non cade mai nella banalità di una copia minuziosa e dettagliata del reale;  perché la realtà, nei suoi dipinti, non è mai quella che appare al primo sguardo. Può esserne lo specchio – e non a caso proprio lo specchio è spesso l’espediente di una rappresentazione che grazie ad esso scava alla ricerca di un’alterità profonda, non la semplice “inversione” dell’immagine, ma  la sua essenza negli occhi illuminati dal riflesso (By Night); può  essere il punto di partenza per una ricerca di uno spazio altro, di uno scopo inconscio (Sky’s the limt); può essere la sottilissima striscia di infinito  che restituisce al dipinto il senso perduto   di un orizzonte, grazie al quale il continuo fluire delle onde trasparenti che modellano la sabbia del bagnasciuga acquista un valore trascendente (Verso casa). Realismo e surrealismo si fondono in un’inestricabile groviglio di immagini ed emozioni in cui la linea retta, gli angoli definiti e taglienti, giocano in bilico fra pragmatismo geometrico e suggestioni kabbalistiche. Simbolo, spiritualità, realtà: ingredienti che spesso convivono nell’arte contemporanea, ma di cui è difficile servirsi senza cadere nella banalità di una moda o di una citazione.

Accanto a Davide, Rokas Beržiūnas ci trasporta in un mondo che solo apparentemente è diverso, perché diverso anzi opposto è il linguaggio informale che trova nel colore il solo strumento espressivo. Il giovanissimo lituano non dipinge soggetti – i suoi quadri non hanno titolo – , ma emozioni, suggestioni, rievocazioni di esperienze in una dimensione altrettanto surreale di quella del mondo interiore  di Davide Battaglia, ma misteriosa,  onirica, fatta non di forme ma di materia: acqua liquida come il mare,  solida come il ghiaccio, eterea come il  vapore; e poi gas, lampi di luce e concrezioni minerali che solo l’immediatezza dell’acrilico riesce a restituire, in una visione che è insieme astratta e visionaria. L’eredità cromatica della grande tradizione pittorica dell’Est europeo, da Kankinskij a Rothko, si coagula nelle sue strepitose visioni, ma il suo lirismo non approda all’astrazione, alle geometrie e alle partizioni spaziali definite: mantiene piuttosto un’eco informale che riflette un mondo interiore misterioso e panico.

Sicuramente Davide e Rokas costituiscono le scoperte di questa manifestazione: ne sentiremo parlare ancora, anche perché la loro personale e profonda visione del mondo è sostenuta da una padronanza tecnica già matura.

Gli altri pittori presenti alla manifestazione, pur mantenendosi quasi tutti su un livello qualitativo discreto, non raggiungono l’eccellenza dei primi due. Si pone in evidenza, per la capacità di mescolare suggestioni Pop Art anni Sessanta-Settanta con le raffinatezze dell’arte digitale più avanzata, la giovane tinerfeña Max Mala: le sue creazioni colpiscono e suscitano interesse per l’uso spudorato del colore, ma non appassionano. Così come si fatica a lasciarsi coinvolgere emotivamente dai volti policromi di Amaia García Lancia o dalle figure popolari e quotidiane di Nazareth Hernández, peninsulare la prima, originaria di Tenerife la seconda. Anche l’israeliano Yaron Lambez non entusiasma: colpiscono positivamente alcune idee, come le immagini “biomorfiche”, eredi per alcuni aspetti delle immagini metamorfiche di Escher, ma sono tradotte in soggetti poco stimolanti quando non banali e sostenute da una tecnica poco incisiva. Più convincente tecnicamente la produzione non figurativa (non presente in mostra), ma troppo debitrice nei confronti del dripping di Pollok  e perciò non del tutto convincente sul piano dell’originalità.

Le differenze qualitative rilevate fra i pittori ritornano anche nel settore dedicato all’illustrazione, in cui spicca ancora una volta un’italiana, la fiorentina Lucilla Bellini, che si definisce nella sua pagina Facebook “photographer and dreamer”. I suoi collages presenti in mostra sono indubbiamente raffinati e seducenti, ma non riescono a trasmettere emozioni come altre sue creazioni quali ad esempio la serie Neon antibodies, che personalmente preferisco per un’assai più energica espressività.

Non mi dilungo in un giudizio specifico sui numerosi fotografi perché lo spazio non me lo consente; anche qui le differenze qualitative sono evidenti soprattutto quando i ritocchi manuali o digitali – consentiti e pertanto non ingannevoli – servono più a mascherare una mancanza di originalità piuttosto che  ad evidenziare particolari doti creative e artistiche. Alcuni artisti tuttavia, sia originari dell’isola che stranieri, si distinguono particolarmente: Javier Gea, Eliecer Labory, Alejandro Batista, Juanmi Alemani e altri ancora.

Bella mostra, buon livello generale, ottima cornice scenografica grazie al luogo raffinato che la ospita. Nonostante non si possa evitare di rilevare una leggera caduta di stile nell’allestimento essenziale ma non di classe, che stona un po’ in una cornice come il Baobab Suites, è certamente un evento da non perdere. E soprattutto: continuiamo a seguire questi artisti, ne sentiremo parlare ancora!

(Laura Carlino, EvocArte Art Gallery)

(Published in ViviTenerife, November 2016)