LUIGI DRAGONI

Luigi

Luigi Dragoni nasce a Cremona nel 1932. Compiuti gli studi liceali si iscrive al Politecnico di Milano, ma l’anno successivo lascia la Facoltà di Ingegneria per frequentare l’Accademia di Brera, alla scuola di Pittura di Aldo Carpi e d’Incisione di Benvenuto Disertori.

A partire dal 1957 viene ammesso a rassegne nazionali, come il Premio S. Fedele a Milano, e internazionali, come la Biennale dei Giovani a Gorizia. Le prime esposizioni personali sono a Milano, alla Permanente e alla Galleria Trentadue. Negli anni Sessanta partecipa alle Biennali di Milano e di Verona, ai Premi Suzzara, Ramazzotti, Imperia e ai Premi nazionali d’Incisione di Cittadella, S. Giovanni Valdarno, Assisi, Arezzo; manifestazioni in cui a più riprese viene premiato. Nel 1967 viene scelto dal critico Vittorio Fagone a rappresentare i Nuovi pittori a Milano con P. Baratella, F. De Filippi, U. Mariani, C. Olivieri, G. Spadari alla Galleria La Robinia di Palermo.

Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Bergamo da Cremona per insegnare Figura e poi Discipline Pittoriche al Liceo Artistico Statale. Negli anni Settanta si fa ancora più intensa l’attività con esposizioni personali a Vienna, Milano, Piacenza, Cremona, Roma, Palermo, Omegna, Venezia, Palermo con presentazioni e recensioni di illustri critici.

A partire dagli anni Ottanta si segnalano partecipazioni a importanti rassegne: alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, alla Rotonda della Besana a Milano, al Premio Internazionale per l’Incisione di Biella e alla Triennale dell’Incisione di Milano, accanto a mostre personali presso istituzioni pubbliche e gallerie private in tutta Italia e in Svizzera; numerosi sono i premi e i riconoscimenti conseguiti, sia per la pittura che per l’incisione.

Nei tempi più recenti ha insegnato Tecniche dell’Incisione presso le Accademie di Restauro di Como e di Bergamo. Vive e lavora a Bergamo.

La pittura di Luigi Dragoni ripercorre e condensa, nel proprio cammino artistico, il riferimento ad un luogo dove avviene il costante evolversi della natura delle cose. L’affollamento dei segni, come architetture che si addensano nello spazio percepito, restituisce il valore distintivo che è l’idea di “costruzione”, un’edificazione che proviene dalla storia e nella Storia ritorna a confluire: il luogo è quello della sua storia personale – la bassa Lombardia – in cui Dragoni è nato e vive;  la forma tende a un Assoluto di valori che ne esprimono l’essenza più profonda e la trasformano in esperienza collettiva, la Storia condivisa.

L’astrazione si riversa nella visione poetica di Dragoni, introduce la forza della convinzione artistica, porta segni, accumula colori,  inanella idee, sensazioni, ricordi per sfociare in una visione del futuro che rende coerenti fra loro sia il passato, sia il presente. Orizzonti di terra, d’acqua e di cielo condensano valori di una realtà che appare cangiante, segue i ritmi del tempo, propone combinazioni visuali: un reticolo di sensazioni e di materie in cui si esplicitano mutevoli forme, immersioni nel ricordo e nell’attualità. La natura diviene un mondo intero, una concretezza che si sfrangia nell’osservazione e nel ricordo, e si trasmette rinnovandosi attraverso un’esperienza artistica condivisa. L’astrazione è la forza concreta del divenire, del Tempo che si figura nell’opera d’arte.

Segni e paesaggi sono luoghi in cui riconoscere l’identità creativa attraverso le tracce che colori e strutture disseminano, come una mappa che continuamente viene ridisegnata nel discorso fra sguardo e parola, che interroga gli elementi della natura e della realtà: nelle cose, la verità di terra, cielo, aria, acqua, trasformazioni.