ANNA BOLOGNESI

Anna Bolognesi

Anna Bolognesi nasce a Cremona dove, già molto giovane, inizia a disegnare sotto la guida di valenti maestri come Mario Benedetti, con il quale approfondisce lo studio del nudo, e Giorgio Mori, in particolare per la tecnica pittorica.

Ha vissuto a Bergamo e a Roma, ampliando così i suoi orizzonti formativi e frequentando ambienti artistici aperti e stimolanti. A Roma ha lavorato per 20 anni con maestri e colleghi della scuola romana, riscuotendo lusinghieri consensi.

A partire dal 1976 ha esposto le sue opere  in numerosissime mostre personali e collettive e ha partecipato a premi anche nazionali, spesso coronati da vittorie o ottime affermazioni.

Tornata a Cremona, si è in breve tempo affermata presso un vasto pubblico anche grazie ai laboratori di disegno, acquerello ed olio che negli anni hanno formato un gran numero di artisti e di amatori.

Il persorso creativo di Anna Bolognesi, di rara intonazione lirica, si articola sostanzialmente lungo tre direttrici tematiche: figure, oggetti, paesaggi. La sua pennellata larga e corposa, ma al tempo stesso agile e sciolta;  i colori densi e pastosi, perfettamente equilibrati pur nella scelta di tinte forti e tocchi squillanti; gli stacchi armonici del colore, che creano l’alternarsi dei volumi: a sottolineare queste caratteristiche Bolognesi utilizza le fonti luminose in maniera del tutto personale, costruendo la figura mediante pennellate di luce ottenute direttamente con i colori.

Anna predilige la figura femminile, che studia e ritrae dal vero e dipinge quindi ad olio, ispirandosi ad immagini tratte dal suo quotidiano. Nei dipinti di paesaggio, invece, la prima definizione che viene alla mente è “impressione”: impressione di paesaggio eseguito con pennellate che sembrano buttate d’impulso, senza ordine, eppure alla fine ordinate a costruire l’immagine; impressione di fiori, armoniosi e caldi; impressione di boschetti e distese d’erba folta, macchie accostate che non descrivono, ma costruiscono evocando visioni che l’osservatore conosce già, e che si riassumono nella mente passando attraverso l’occhio che, più che di visione, è lo strumento di un ricordo.

Dipinge il quotidiano, Anna Bolognesi; un quotidiano fatto di scarpe appese ad un chiodo o esposte sulla bancarella del mercato del sabato; un quotidiano fatto di bottiglie, di vetrine di negozi della sua città. Ama il vetro: i colori, i riflessi, gli effetti di trasparenza e i giochi di luci che  rimbalzano da una bottiglia all’altra, al tavolo, alla parete. Luci di vetrine, luci della strada; luci calde di lampioni gialli, luci fredde di neon abbacinanti; oggetti esposti nelle vetrine che sembrano svanire nei vapori di luci sfocate e rimbalzanti, attraverso vetri che riflettono la città e nascondono interni soffusi e caldi.

Realtà e immaginazione con un profondo sapore di poesia.